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Tales From The Lake

SARNEGHERA? · 04/03/2026
2.0 PESCI IN FACCIA!

Sarneghera? – Tales from the Lake

Fantascienza, tempeste e zero compromessi

 

C’è chi pubblica singoli per nutrire l’algoritmo.
E poi c’è chi costruisce una saga in tre capitoli, con lingua inventata, concept narrativo e un protagonista – il Dr. Vanderlei – che attraversa un universo sonoro complesso e stratificato.

Già dal nome si capisce che non siamo davanti a qualcosa di ordinario.

La Sarneghera è un violento temporale estivo che colpisce il Lago d’Iseo: vento, grandine, pioggia improvvisa dopo un’afa opprimente. Un fenomeno temuto, capace di lasciare segni concreti. La leggenda racconta che sia generato dalle anime tormentate di due amanti tragici, condannati a turbare per sempre le acque del lago.

Ecco: difficile trovare metafora migliore per la musica dei Sarneghera?.
Calma apparente, tensione che si accumula, e poi l’esplosione.

Tales from the Lake non è solo un titolo suggestivo: è un progetto ambizioso che mette insieme mitologia, fantascienza e prog contemporaneo senza cercare scorciatoie.

Al momento sono disponibili i primi due volumi. Ed entrambi meritano attenzione.


Tales from the Lake vol. I

Il manifesto

 

Il primo capitolo è quello che getta le fondamenta dell’intera opera.

Larsen Attack parte subito con un riff prog oriented e voce in un linguaggio incomprensibile. Le citazioni ai The Mars Volta dell’era John Thodore sono evidenti, e sono ovviamente da intendersi come caratteristica estremamente positiva. Nella parte finale del pezzo la voce gioca alla Mike Patton. Questo primo brano racchiude un po’ tutta l’essenza dei Sarneghera.

Spyrium continua questa tempesta sonora prog/alt-rock. Interessante l’idioma inventato che ci accompagna per gran parte di questo viaggio musicale, di chiara ispirazione latina, chiamata "smootiesh" ("frullatese"). Destabilizza l’ascoltatore, toglie punti di rifermento e incanta.

Lampara inizia molto atmosferica, costruita su una chitarra arpeggiata leggermente in overdrive. La batteria entra in punta di piedi, quasi ambient, per poi cambiare passo e farsi più sincopata, seguendo e rilanciando l’arpeggio con intelligenza.
Il lavoro dietro le pelli è uno dei veri punti di forza dei Sarneghera?: fondamentale per l’identità sonora della band, sempre preciso, sempre funzionale, mai fuori posto. Non cerca protagonismo, ma regge l’intera impalcatura del suono.

Chiude questo primo EP Prima i terrestri, forse il pezzo più "radiofonico" di questo primo capitolo, ma comunque parliamo di una radio aliena, considerando l'era musicale in cui viviamo. Bello il testo, che scuote e fa riflettere.


Il varco nel vuoto – Tales from the Lake vol. II

Espansione e consapevolezza

 

Se il primo volume costruisce, il secondo espande.

Human Killa Machina è un inizio devastante. Ritmiche serratissime, tensione costante, un synth che vaga come uno spettro su paesaggi lunari. Le influenze di King Gizzard & the Lizard Wizard si possono intuire, soprattutto nella componente più ossessiva e ciclica che ricorda l’approccio di Nonagon Infinity. Ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. L’approccio ricorda anche un po' i Voivod per precisione e inquietudine controllata.

È un’apertura potentissima, con il solito "frullatese" a farla da padrona, alternato qui all'inglese.

Vono Box, nome bellissimo per un brano altrettanto solido. Ritmica quasi math, dinamiche sempre vive, struttura che non si adagia mai. La voce — tra pulito, growl, scream e distorsione — diventa strumento narrativo più che semplice veicolo melodico. L’incomprensibilità non è un limite: è parte dell’identità del disco.

SOS Gli inserti radio sono centrali nella narrazione del concept. Musicalmente il brano si sposta verso un prog alternativo, moderno, che mi ha ricordato qualcosa dei Tesseract, per costruzione e tensione.

Non c’è nulla di immediato. E va bene così.

In L'universo è una parte di me cambia l’approccio. Alt-rock con sfumature nu-metal, cantato in italiano. Le soluzioni sono più dirette, più emotive. La voce si fa limpida, narrante, sicura. Emergono echi del prog italiano anni ’70, ma filtrati attraverso una sensibilità contemporanea. È una chiusura che amplia ulteriormente il raggio d’azione della band.


In sintesi

 

I Sarneghera? sono una scoperta importante. Ambiziosi, tecnicamente solidi, con un’identità estremamente definita.

Non cercano scorciatoie. Non cercano facilità.
Costruiscono un mondo e ti chiedono di entrarci.

Un progetto così, nel panorama attuale, è una rarità.

Peccato che il disco sembri disponibile solo in digitale. Un progetto così ambizioso meriterebbe un supporto fisico: un CD, un vinile, un booklet illustrato da sfogliare mentre si ascolta, che renda tangibile l’universo sci-fi cartoon evocato dalla copertina. La musica dei Sarneghera? ha peso, stratificazione e personalità: meritano di essere toccati, non solo ascoltati. Speriamo che con il terzo volume l’idea diventi realtà.

Davvero pochi pesci in faccia per loro.
E lanciati piano, per non rovinare l’astronave.

Tales From The Lake